L'amico selettivo

Quali sono i rischi per chi fa terapia di passare, con un paziente, dal rapporto regolato del setting alla complicità di ritrovarsi sul web, senza filtri e codici relazionali?

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In questi giorni vacanzieri sto leggendo il bellissimo Violazioni del setting di Glen O. Gabbard, un testo che ogni collega dovrebbe tenere sempre sulla sua scrivania mentale, per quante indicazioni preziose offre sul lavoro con i pazienti. In esso, oltre a un’ampia riflessione sulle violazioni classiche e cinematografiche del setting – gli analisti che si fanno le storie di sesso con i pazienti o che ci escono a cena; con preziosi ricami interpretativi del perché o per come accadono tali violazioni –, si dedica un capitolo alle violazioni derivanti dal fatto che oggi, accanto alle forme di comunicazione tradizionali con gli assistiti, c’è Internet

Com’è nel suo stile, la nuova potenziale intrusione nelle logiche classiche della comunicazione fra terapeuta e paziente non è tout court demonizzata, e si spiega come in realtà, per esempio, delle e-mail fra una seduta e un’altra possano diventare strumento e materiale utilizzabili in seduta. Infatti, se “setting”, nel gergo de noantri, è il termine che usiamo per riferirci all’insieme di regole materiali e di comportamento che caratterizzano la terapia, una moderata flessibilità in tutte le direzioni, almeno secondo Gabbard (e invero pure secondo me), garantisce un migliore funzionamento della cura.

Addirittura, le incrinature alla cornice di lavoro, alle regole del dialogo tra analista e paziente che possono essere costituite da una foto su Whats­App, possono diventare oggetti a pieno titolo entro una cornice che rimane invece sana, se vengono tirate dentro dal terapeuta con destrezza (ossia: Gino Pino manda una foto dopo la seduta, il dottor Nando risponde “Signor Gino, interessante davvero, ne parliamo in seduta”). 

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Questo articolo è di Zauberei ed è presente nel numero 270 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto