L’abuso sessuale sui bambini tra rifiuto e contagio emotivo

Spesso quando sentiamo di accuse di abuso su bambini oscilliamo tra un cieco rifiuto di credervi e un’altrettanto aprioristica adesione alla vittima. Ma si tratta di due estremi da evitare

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Recenti vicende giudiziarie in Emilia hanno coinvolto psicologi e servizi sociali, accusati non solo di avere usato nei colloqui strumenti induttivi e domande suggestive, ma anche di avere falsificato le prove e costruito un sistema fraudolento per convalidare abusi sessuali inesistenti. Questo nuovo caso ripropone uno scenario che, in forme diverse, negli ultimi decenni si è ripetuto più volte: emergono accuse di abuso sessuale su bambini a carico di familiari, talvolta nel contesto di separazioni conflittuali; queste accuse vengono raccolte da servizi sociali e psicologi che confermano le dichiarazioni dei bambini; ne segue l’allontanamento dei figli dai genitori, mentre gli accusati si professano innocenti, e in alcuni casi si suicidano; dopo un lungo iter giudiziario tutti gli indiziati vengono completamente scagionati. Nel frattempo sono passati parecchi anni, quelli che erano bambini sono diventati adulti, tra molta sofferenza ed esiti problematici.

Al di là degli aspetti giudiziari, sul piano psicologico queste vicende meritano diverse riflessioni.

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Questo articolo è di Silvia Bonino ed è presente nel numero 276 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto