La vergogna in adolescenza

I ragazzi di oggi non provano vergogna per un senso di colpa, ma perché sentono di tradire le aspettative che la società e la famiglia hanno su di loro. 

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La vergogna è l’emozione più ricorrente che oggi gli psicoterapeuti incontrano nei loro pazienti. Nella clinica psicoanalitica la vergogna si riconduce all’emozione dolorosa in cui il Sé si imbatte quando non riceve le risposte di conferma e di approvazione attese, oppure quando teme di non essere all’altezza di affrontare un compito, un evento, una situazione, uno scambio relazionale. Da un punto di vista psicodinamico, la vergogna viene interpretata come la risposta emotiva allo scacco narcisistico e come diretta espressione affettiva di una mortificazione del Sé che colpisce l’identità del soggetto. Essa riguarda il conflitto tra Io e Ideale dell’Io, differenziandosi dalla colpa, che invece afferisce al conflitto tra Io e Super-Io. Il Sé adolescente, per sua natura ancora fragile e in via di definizione, è dunque estremamente vulnerabile al sentimento della vergogna, in balia delle oscil- lazioni che la propria immagine può avere agli occhi degli altri.

La vergogna può essere considerata come l’emozione più dolorosa che l’essere umano sperimenta, capace, com’è, di infliggere ferite profondissime che arrivano a minacciare l’integrità stessa dell’identità. Nell’esperienza comune siamo abituati a interpretare come segno di vergogna la timidezza, il ritiro, il timore di essere scoperti nelle proprie fragilità, ma anche la sfacciataggine, l’esibizione grandiosa e l’eccessiva assenza di pudore possono rappresentare avamposti di questo sentimento. Di fronte alla vergogna, infatti, non ci si nasconde soltanto, ma ci si può mostrare sfrontati e spudorati, apparentemente “senza vergogna”, ma in realtà talmente abitati da questo sentimento da volerlo esorcizzare mettendosi in mostra, sovraesponendosi, nella speranza di conquistare l’approvazione degli altri. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Loredana Cirillo, Matteo Lancini
presente nel numero 262 della rivista.
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