La sindrome degli hikikomori

Vediamo da vicino un fenomeno drammaticamente dilagante in giappone, ma diffuso anche in altre parti del mondo, Europa compresa: il ritiro sociale di giovani dalla vita reale per darsi a un’esclusiva e reclusiva vita online.

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Il termine “hikikomori”, che dal giapponese si può tradurre con “mi ritiro”, è stato introdotto nel 1998 dallo psichiatra Saito con l’obiettivo di dotare di un’autonomia nosografica un quadro psicopatologico caratterizzato da isolamento volontario e prolungato nella propria abitazione. 

I sintomi

Secondo il ministero giapponese della Salute, del Lavoro e delle Politiche sociali il fenomeno interessa gli individui che manifestano i seguenti sintomi:

ritiro completo dalla società per più di 6 mesi;

presenza di rifiuto scolastico e/o lavorativo;

o altre patologie psichiatriche rilevanti al momento di insorgenza della sindrome da hikikomori.

Tra i soggetti con ritiro o perdita di interesse per la scuola o il lavoro sono esclusi i soggetti che continuano a mantenere relazioni sociali. Negli hikikomori l’interesse per attività lavorative o accademiche, ricreative e sociali è estremamente basso, se non totalmente assente. Le relazioni sociali sono spesso limitate alle interazioni con i familiari più stretti (Lavenia, 2012). La reclusione sociale, accompagnata dalla mancanza di responsabilità e di compiti da assolvere, porta spesso a una grave alterazione del ritmo sonno-
veglia
. La propria abitazione viene lasciata, a seconda dei casi, per brevi irruzioni nei supermercati, per fare veloci provviste di cibo e riviste, spesso nelle ore notturne. Nei casi più gravi, l’hikikomori non lascia la sua stanza né per lavarsi né per nutrirsi. Dal punto di vista psicologico, tale condizione è caratterizzata da una spiccata perdita di speranza in sé stessi e nel mondo, che porta questi soggetti a un progressivo disinvestimento nel proprio presente e futuro. La durata del periodo di isolamento può variare da pochi mesi a diversi anni, a seconda dei casi. Sebbene i sintomi compaiano nella maggior parte dei casi fra la tarda adolescenza e l’inizio dell’età adulta, il fenomeno può interessare anche soggetti più giovani. (CONTINUA...)

 

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Questo articolo è di Giuseppe Lavenia, Roberta Saba ed è presente nel numero 273 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto