La resilienza: quando l'essere umano trae forza dalle sue sventure

Mentre la resistenza è la forza di sopportare un evento critico, la resilienza è la capacità di trarre dalle avversità incontrate addirittura un potenziamento delle risorse personali. 

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ll trauma e le ferite, per l'individuo, o le catastrofi e i disastri, per le comunità, nonché il modo in cui le persone rispondono a tali eventi rappresentano una sorta di sfida conoscitiva e interpretativa. Gli esiti a tali situazioni possono infatti andare da disturbi di tipo post-traumatico a un ritorno alla “normalità”, o anche a un incremento delle capacità e delle competenze. 

Kobasa et al. (1982) hanno ipotizzato che i soggetti che subiscono alti livelli di stress senza ammalarsi possiedano una struttura di personalità la cui caratteristica distintiva sia la resistenza. Dal nostro punto di vista, tuttavia, la resistenza può evolvere in resilienza nel momento in cui permette alla persona non solo di non cedere sotto i colpi della vita, ma addirittura, se possibile, di ricostruire un equilibrio maggiormente adattivo e funzionale. La capacità di sopportare un evento critico contrapponendovi una forza possibilmente eguale ma contraria è ciò che ci rende resistenti. La capacità di utilizzare la forza critica che ci ha investito per trarne nuova forza vitale è ciò che ci rende resilienti.

RIALZARSI PIÙ FORTI DI PRIMA

Norris et al. (2009), a seguito di uno studio condotto su popolazioni colpite dall’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e dall’alluvione in Messico del 1999, hanno evidenziato come i sopravvissuti avessero sviluppato reazioni diverse. Alcuni avevano manifestato sintomi iniziali moderati o anche gravi, seguiti da una netta diminuzione: i resilienti; altri avevano presentato sintomi moderati stabili: i resistenti; altri ancora, infine, avevano manifestato sintomi iniziali moderati o severi, seguiti da una diminuzione graduale: condizione di recovery (recupero). (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Giorgio Nardone, Moira Chiodini, Patrizia Meringolo
presente nel numero 261 della rivista.
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