La psicologia dei robot sociali

Alcune particolari implicazioni psicologiche quando ci troviamo a relazionarci con robot dalle sembianze umane.

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Negli ultimi mesi sono arrivati sul mercato una serie di robot antropomorfi, cioè di forma umana, di nuova generazione, di cui i rappresentanti più famosi sono i modelli Nao e Pepper, prodotti dalla società giapponese Softbank Robotics (https://www.softbankrobotics.com/), e i modelli R1 e iCub, prodotti dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (https://www.robotiko.it/robot-r1-prezzo/). A differenza dei robot industriali che da una decina di anni sono presenti in numerose aziende italiane e straniere, i robot antropomorfi non si limitano a eseguire compiti, ma sono in grado di attivare interazioni e relazioni sociali con altri robot e con soggetti umani. Da questo punto di vista la diffusione di robot autonomi, con una struttura fisica che ricorda il corpo umano – o, in alcuni casi, simile a quella di animali domestici –, dotati di capacità decisionale e capaci di esternare e generare emozioni, ha aperto un nuovo filone di ricerca, la psico-robotica, il cui obiettivo principale è la comprensione delle dinamiche di interazione sociale generate dall’incontro tra robot e umani, dal punto di vista sia della teoria dell’interazione che della sua progettazione.

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La psicologia dei robot sociali

Questo articolo è di Giuseppe Riva ed è presente nel numero 276 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto