La gestione del conflitto

In un contrasto, restare imprigionati nel dualismo “o si vince o si perde” significa non superare mai la tensione conflittuale. La soluzione, semmai, è quella che trasforma l’ostilità riuscendo a mantenere la relazione.

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In una famosa scena del film Il grande dittatore di Charlie Chaplin, Adenoid Hynkel e Bonito Napoloni si affrontano facendo sfoggio delle loro reciproche “grandezze”. La sfida a chi vince, spingendosi più in alto, si svolge su due particolari poltrone da barbiere: perfetta e geniale rappresentazione di una “escalation simmetrica” nella quale i ruoli one-up/one-down e le dinamiche all’origine della contesa ci appaiono quanto mai chiari.

Il genio di Chaplin anticipa, attraverso questa scena, quello che le teorie di Paul Watzlawick sulla pragmatica della comunicazione ci avrebbero spiegato una trentina di anni dopo: il vero conflitto è primariamente un conflitto di relazione, le parole svolgono un ruolo di supporto, raramente sono funzionali, e soprattutto risolutive, durante le prime fasi della disputa. È per questo motivo che Chaplin fa recitare ai suoi protagonisti frasi stupidissime, come avviene in molte liti a cui assistiamo nei talk show televisivi: quando scatta l’escalation simmetrica la qualità dei contenuti inevitabilmente si deteriora, perché è in atto una sfida, molto più antica, tra chi vince e chi perde. (CONTINUA...)

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Questo articolo è di Diego Ingrassia, Massimo Berlingozzi ed è presente nel numero 274 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto