La fibromialgia: malattia reumatica o psicologica?

Un tempo si diceva che la fibromialgia non esisteva, ma i pazienti sì. Per fortuna oggi c'è molta più informazione su di essa e quindi anche più attenzione per gli interconnessi aspetti fisici e psicologici di chi ne è affetto.

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Comunemente si pensa al reumatismo ogniqualvolta è presente un dolore corporeo apparentemente proiettato a carico dell’apparato osteo-artro-muscolare. Da questo punto di vista, la Fibromialgia (FM) entrerebbe a pieno titolo fra le Malattie Reumatiche (MR), in quanto la sua caratteristica clinica più saliente è la presenza di dolore cronico diffuso. Vi è, però, una differenza sostanziale tra la FM e le altre MR: l’assenza di un danno anatomopatologico che giustifichi la sintomatologia dolorosa.

I SINTOMI 

Più in dettaglio, la FM ha una sintomatologia caratterizzata soprattutto da dolore cronico diffuso, fatigue (astenia, stanchezza), disturbi del sonno, rigidità muscolare, disfunzioni cognitive (fibro-fog), cioè sintomi tali da indurre il paziente a recarsi frequentemente dal medico. In realtà, il quadro clinico della FM è, sotto certi aspetti, sostanzialmente muto. Ad eccezione dell’esame obiettivo, dove sono rilevabili, se correttamente ricercati,  i tender points (specifiche sedi elettivamente dolorabili alla pressione), i restanti controlli radiologici e di laboratorio sono privi di alterazioni di rilievo. Ne deriva che per numerosi decenni la classe medica è stata a lungo distratta su una malattia che secondo i canoni medici tradizionali pareva invisibile. Infatti, a fronte di una sintomatologia soggettiva lamentata reiteratamente dal paziente come pervasiva e manifestantesi in una quotidianità intrisa di una “nebbia dolorosa” pervicace e immanente che condiziona e modula in termini negativi ogni comune atto della giornata con compromissione dell’intera vita relazionale, il medico riscontra un soggetto in apparente buona salute. Il più attento esame semeiologico nonché i più sofisticati e moderni esami strumentali e di laboratorio non individuano mai importanti segni di danno organico.

La conclusione è ovvia: è il solito “ansioso”, uno dei tanti che con una certa frequenza affolla gli ambulatori dei medici curanti! Eppure, quelle frasi – “Lei non ha niente... È sano come un pesce... Tutti i suoi esami risultano nella norma” – tante volte ripetute proprio da coloro in cui il paziente ripone fiducia e da cui si aspetta un aiuto umano e professionale, innescano e amplificano reazioni di rabbia e frustrazione che a loro volta perpetuano ed esaltano la sensazione dolorosa. Ne deriva un continuo pellegrinaggio nei vari studi medici, alla continua ricerca di una cura che magicamente faccia sparire il dolore; un persistente piagnucolio esistenziale che si estrinseca nell’incapacità di abbandonare, o meglio modificare, uno stile di vita caratterizzato da invischiamento affettivo, sensi di colpa, eccesso di senso di responsabilità e dell’onore.

Si tratta di individui con incapacità di introspezione e conseguenti cattive lettura e gestione delle emozioni. Persone che devono costantemente appoggiarsi su familiari, amici, colleghi con inconsapevole dipendenza e con continue ricerche di conferme e verifiche dall’esterno per mantenere la propria autostima. E il medico, colui che il paziente vede come il “deus ex machina”, è in realtà il grande assente. Di solito guarda il paziente con fastidio e sospetto, conscio della propria inadeguatezza professionale, in quanto non conosce e non capisce la malattia. Ha già sperimentato tante volte i diversi presìdi terapeutici, da quelli più consolidati e tradizionali a quelli più fantasiosi, ma sempre con ineluttabile inefficacia.

In fondo, la FM è ancora una malattia oscura. Anche se il sanitario si è documentato, anche se si tratta di uno studioso che vi ha dedicato la carriera e ha scritto sull’argomento, in realtà l’intima essenza della malattia continua a sfuggirgli. Riesce solo a intuire l’enorme complessità dei meccanismi eziopatogenetici e fisiopatologici che ne sono alla base.(...)

Questo articolo è di Emanuele Marzo, Erica Marzo, Giuseppe Lavenia ed è presente nel numero 265 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto