La dipendenza dall’idea di dipendenza

Applicare la logica terapeutica dei gruppi di mutuo aiuto a “dipendenze non da sostanze” può portare a rafforzare l’addiction stessa. Si pensi ai gruppi degli ipersessuali.

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In seno alla tradizione delle terapie rivolte a chi presenta una problematica psicologica è presente, dalla metà del secolo scorso, una visione che più che prendere spunto da una vera e propria teoria formalizzata, si basa su una particolare esperienza di supporto nei confronti della cosiddetta dipendenza: costrutto, questo, che fa riferimento a una forma di patologia che si identifica nel dipendere da qualcosa o qualcuno a cui è difficile rinunciare e su cui inesorabilmente si finisce per ricadere. L’approccio fondamentale di trattamento delle dipendenze è basato su un associazionismo studiato in gruppi di incontro, guidati, il più delle volte, non da un esperto certificato, ma da un “ex dipendente”.

Durante le sessioni, ognuno dei presenti testimonia la propria esperienza di chi cerca di uscire dal suo problema, esprimendo sia le proprie difficoltà che i propri successi, supportato dalla coesione psicologica del gruppo, che incita costantemente il singolo alla lotta con il suo disagio. L’Anonima Alcolisti è stata la prima di queste esperienze e la maggioranza delle associazioni analoghe ne segue il modello, con i suoi “Dodici passi” per liberarsi dalla dipendenza. Gregory Bateson studiò il funzionamento di tale procedura mettendo in risalto le proprietà terapeutiche dell’aggregazione relazionale e della coesione di gruppo, e il suo potere di influenzarne l’agire in direzione della riduzione della dipendenza dall’alcol, soprattutto in soggetti giunti a isolamento sociale che proprio nella dinamica del gruppo trovavano un marcato supporto e una notevole spinta verso la liberazione dalla addiction.
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Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 273 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto