Inventarsi creativi

Il mito del “genio” che nasce tale e che nell’arte, nella scienza o nella tecnica raccoglie successi per folgorazione è smentito dalle biografie di molti grandi ingegni. Ove si nota come il requisito primario sia piuttosto la perseveranza nello studio e nelle sperimentazioni.

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Uno degli argomenti più affascinanti degli studi psicologici è senza dubbio quello relativo alla creatività, ovvero la capacità di inventare andando oltre i limiti della conoscenza ordinaria. Prerogativa, questa, delle persone “geniali”, il più delle volte considerata un dono naturale impossibile da costruire, per cui geni si nasce e non si diventa.

Ma se questo può essere vero per Archimede o Leonardo da Vinci, così non è per molti altri grandi inventori, scienziati che hanno coltivato i loro talenti non geniali conducendoli, tramite un costante esercizio, oltre i limiti della normalità intellettiva e, grazie a ciò, sono stati in grado di realizzare grandi opere, scoperte straordinarie e invenzioni meravigliose.

Per esempio, Einstein effettuò le sue geniali teorie attraverso laboriosi calcoli e non per una folgorante intuizione, così come Fleming scoprì la penicillina per caso durante le sue prolungate ricerche, o ancora Edison riuscì a realizzare la lampadina dopo più di duemila esperimenti falliti.

Pertanto, l’atto di genio può essere, al di là del pensare basato sul senso comune, il frutto di un laborioso e perseverante esercizio di pensieri e azioni che elevano al di là dei limiti dell’intelligenza normale e della limitata creatività comune.

Di fatto, lo studio sistematico di come i grandi innovatori hanno creato le loro opere nelle scienze, nell’arte o nella tecnologia conduce a svelare alcune ricorrenti caratteristiche della creatività e dell’inventività.

La prima, come indicava William James, è «la capacità di percepire le cose da prospettive non ordinarie», ovvero il saper guardare la realtà da punti di vista differenti rispetto a quelli comuni, sfidando il pensare convenzionale e le ortodossie teoriche. Einstein sosteneva: «Ci vuole un nuovo modo di pensare, per risolvere i problemi creati dal vecchio modo di pensare».

La seconda caratteristica è la tenacia nel non desistere dalla ricerca continua e dalle sperimentazioni concrete orientate al miglioramento sia delle cose che di se stessi. Quando un irriverente giornalista chiese a Edison se fosse vero che egli aveva fallito oltre duemila esperimenti prima di effettuare quello, riuscito, che dette il via alla luce artificiale, egli replicò che in realtà aveva avuto successo nell’incorrere in duemila fallimenti che lo avevano condotto poi ad approntare la lampadina. Insomma, l’errore ricercato come paradossale fonte di scoperta di qualcosa che il pensiero e l’agire lineari non permettono, poiché limitati entro i loro schemi.

Terza prerogativa del cosiddetto genio è la costante attenzione ai particolari anche apparentemente irrilevanti e alle interazioni fra le cose e la loro dinamica. Una curiosità educata a cercare le particolarità, come la regolarità, dei fenomeni sotto osservazione. Fleming, accusato di avere scoperto la penicillina per caso, e dunque di essere stato solo fortunato, rispose in modo lapidario: «Il caso aiuta solo la mente preparata».

Di fatto, solo chi ha un’adeguata preparazione riesce a cogliere quel qualcosa che il soggetto comune non vede. Pertanto, creativi non solo si nasce ma lo si diventa anche, coltivando costantemente, e per questo elevando di continuo, quelle capacità rilevate come tratto comune dei grandi creativi e inventori.

Del resto, già 2500 anni or sono Protagora, il grande sofista, affermava che il «Maestro non è altro che la sintesi tra predisposizione naturale ed esercizio costante», mettendo in risalto il fatto che puoi nascere anche molto dotato ma, senza stimoli appropriati e un ricorrente esercizio applicativo, le doti rimarranno dormienti. Per questo ciò che davvero fa la differenza è la sperimentazione indefessa, dato che i nostri talenti possono essere esercitati solo per mezzo di quella. Se non corriamo il rischio di metterci alla prova, possiamo vivere certo più sereni e tranquilli, evitandoci possibili frustrazioni e delusioni delle nostre aspettative, ma, così facendo, non avremo modo né di conoscere le nostre qualità effettive né di migliorare quelle che ci attribuiamo.

Oscar Wilde scrive: «L’unico modo per conoscere una realtà è farla camminare sulla corda tesa in maniera funambolica». Senza l’esposizione al rischio dell’insuccesso non può esservi successo. Quindi, ultima, non sottovalutabile notazione per la realizzazione di quanto detto fin qui, non ci sono scorciatoie, quelle che troppo spesso l’uomo moderno è incline a cercare: se vuoi ottenere tanto, devi essere disposto a dare altrettanto, tenendo a mente che solo chi si arrende è sicuramente sconfitto.

A questo riguardo ritengo molto illuminanti le parole di Friedrich Nietzsche: «La ricetta per diventare un buon novelliere è facile a dirsi, ma l’esecuzione presuppone qualità su cui si suol passar sopra quando si dice: “io non ho abbastanza talento”. Si provi a fare cento e più abbozzi di novelle, ciascuno non più lungo di due pagine, ma di tale chiarezza che ogni parola sia in esso necessaria; si scrivano ogni giorno aneddoti, finché non si impari a trovare la loro forma più pregnante, più efficace; si sia instancabili nel raccogliere e dipingere tipi e caratteri umani; si racconti soprattutto il più spesso possibile e si ascolti raccontare, con occhio e orecchio attenti all’effetto prodotto sugli altri presenti, si viaggi come un pittore paesaggista e disegnatore di costumi... si rifletta infine sui motivi delle azioni umane, non si disdegni alcuna indicazione per istruirsi in questo campo e si faccia giorno e notte collezione di cose siffatte. In questa molteplice esercitazione si lasci passare una decina di anni: ciò che poi viene creato in laboratorio, può uscire anche alla luce del sole».

Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto