Internet in adolescenza: normalità, dipendenza e ritiro sociale

Nel rilevare tempi lunghi di utilizzo di internet da parte degli adolescenti, magari a scapito della frequentazione della realtà “vera”, si deve valutare non solo il tempo trascorso in rete, ma anche come il web viene usato.

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La straordinaria e pervasiva diffusione di Internet ha trasformato la quotidianità di adulti e adolescenti, ma è impressione diffusa che siano prevalentemente i ragazzi e le ragazze a correre i rischi maggiori e ad essere vittime di ciò che accade in Rete.

Aumentano le richieste di genitori che si rivolgono a psicologi e psicoterapeuti per provare ad arginare un iperutilizzo che sembra assumere i tratti di una vera e propria dipendenza tecnologica. Adolescenti apparentemente svogliati e demotivati che trascorrono ore connessi a un PC, a giocare all’ultima edizione di Fortnite o di Fifa con la console, a scorrere incessantemente la bacheca di social network come Instagram o Snapchat.

Ragazzi che progressivamente disinvestono dal ruolo di studente e si chiudono in sé stessi, suggerendo letture superficiali del rapporto tra gli adolescenti e il web, secondo le quali Internet rappresenterebbe la causa del mancato impegno e della rinuncia all’immersione nella profondità del testo scolastico, eredità di un modello formativo e didattico proveniente dal passato remoto e che nessun governo, tra quelli succedutisi negli ultimi decenni, sembra riuscire a trasformare in un tempo presente.

DIPENDENZA DA VIDEOGIOCHI?

Indubbiamente, dare senso all’abuso tecnologico degli adolescenti di oggi è un’impresa complessa: si corre il rischio di avallarlo acriticamente o, viceversa, di patologizzarlo, soprattutto se non lo si contestualizza nel quadro del processo evolutivo del singolo individuo.

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Questo articolo è di Matteo Lancini, Tommaso Zanella ed è presente nel numero 270 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto