Incontri pericolosi

L'adescamento online: conoscerlo per prevenirlo

L’adescamento online rappresenta, fra tutti i rischi che i minori possono incontrare navigando nel web (sexting, uso massiccio della pornografia online, cyberbullismo), quello che maggiormente spaventa i genitori e che, più di ogni altro, mette a repentaglio il benessere psicofisico.

 

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Annie è una quattordicenne che sta per fare il proprio debutto alla scuola superiore. Vive in una bella famiglia, con genitori attenti ai suoi bisogni e pieni di affetto. Per lei è difficile inserirsi nel gruppo dei pari: le ragazze sembrano tutte più disinibite e più “avanti” di lei, che non gode della medesima popolarità che contraddistingue tante sue compagne. Rimane ai margini. Piena di dubbi su di sé e sul mondo. 

Per questo le risulta particolarmente gradita l’amicizia con Charlie, un uomo incontrato in chat sul suo profilo Facebook. Inzialmente lui si presenta come un coetaneo, però – man mano che la relazione tra i due si approfondisce – Charlie le rivela di essere un adulto venticinquenne. Sfruttando l’intimità che nasce e cresce nei contatti in chat, Charlie propone ad Annie di incontrarsi in un centro commerciale della sua città. La ragazza, approfittando di un weekend in cui i genitori non sono a casa, fissa l’appuntamento e si trova così di fronte al suo amico virtuale: non un venticinquenne come credeva, ma un uomo di 35 anni che ha la seria intenzione di coinvolgersi sessualmente con lei. Dopo alcune titubanze, la ragazza cede alle sue richieste, lo accompagna in albergo e consuma con lui un rapporto sessuale. Quella di Annie è la storia raccontata in Trust, un bellissimo film di David Schwimmer che narra una vicenda di adescamento online, molto vicina alla realtà per alcuni preadolescenti e adolescenti di oggi. 

UN RISCHIO POSSIBILE E MOLTO REALE

Per noi adulti è difficile immaginare che una cosa del genere possa capitare ai nostri figli. Eppure i dati epidemiologici raccontano che l’adescamento online dei minori è un fenomeno in crescita. Solo nel 2014 i dati ufficiali per l’Italia forniti dalla Polizia postale rivelano che sono state 229 le denunce di vittime per adescamento online di minori. E, come sempre succede nei casi relativi agli abusi sessuali sui minori, i dati ufficiali sottostimano in modo molto evidente il fenomeno reale.

Solitamente l’adescatore entra in contatto con la sua preda potenziale attraverso e-mail, messaggi inviati tramite i profili dei Social Network, chat room, tutti strumenti che permettono conversazioni individualizzate e lo sviluppo di una buona intimità e privacy tra i due interlocutori. L’adulto, poi, utilizza le informazioni che il minore mette a disposizione nel suo profilo Facebook per cominciare a costruire una relazione che progressivamente diventa sempre più reciproca e corrisposta. La comune passione per un cantante o per uno sport, la consapevolezza che minori che trascorrono molto tempo sui social sono spesso ragazzi isolati e con poche relazioni valide ed efficaci nella vita reale, oltre alla possibilità di poter fare domande e dare risposte inerenti alla sessualità (elemento che incuriosisce molto i preadolescenti che solitamente vivono a contatto con adulti che invece non hanno alcuna disponibilità e voglia di relazionarsi e comunicare in questo ambito) permettono al potenziale adescatore di conquistare la fiducia del minore in tempi relativamente veloci, generando in lui/lei anche un’emozione viva e intensa, simile all’innamoramento.

È ABUSO MA IL MINORE PENSA CHE SI TRATTI DI AMORE

Nell’adescamento online, inoltre, tutto avviene in prima istanza tra le pareti domestiche, situazione che fa sentire molto protetti gli stessi minori, i quali non hanno alcuna percezione della gravità della situazione in cui si trovano e delle conseguenze indesiderate che ne potrebbero derivare. L’aspetto falsamente “affettivo” della relazione con l’adulto soddisfa bisogni narcisistici e di intimità del minore, che si ritrova a normalizzare sempre più – in termini cognitivi – ciò che normale non è, ovvero una relazione completamente impari per età, maturità ed esperienza di vita.

Nella ricerca più approfondita svolta ad oggi sul tema delle vittimizzazioni dei minori online, si scopre che solo il 5% degli abusanti ha finto di essere un minore e si è messo in contatto con un ragazzo/a non dichiarando la verità sul proprio status anagrafico. Lo stesso si può affermare anche per quel che riguarda le intenzioni sessuali dell’adulto, che, quasi sempre, vengono rivelate in modo esplicito. La ricerca epidemiologico-comportamentale ha mostrato che quando adulto e ragazzo/a si spostano dall’online all’offline, ovvero cercano di incontrarsi nella vita reale, il minore sa che incontrerà una persona maggiorenne che si aspetta di avere un contatto sessuale con lui/lei. Tale situazione, comunque, è vissuta in modo non problematico dal minore, che quasi sempre si percepisce coinvolto in una storia d’amore e non in una vicenda di abuso. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

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Questo testo è tratto dall'articolo di Alberto Pellai
presente nel numero 249 della rivista.
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