Imparare a sbagliare

Oggi la sfida più grande è avere l’umiltà di cogliere i nostri limiti e di accettare i nostri errori per capire come evitarli o ridurli in futuro.

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Ormai da decenni mi occupo di prestazioni elevate e ho avuto il piacere di confrontarmi con numerose sfide, rappresentate dal guidare atleti, artisti, manager, persino medici o psicologi, a superare i propri limiti per conseguire le rispettive performance superiori e talvolta davvero straordinarie.

Ciò che certamente si è presentato come fattore cruciale non è stato il talento individuale, persino quando questo appariva eclatante, nemmeno le grandi risorse strumentali ed economiche a disposizione e neanche la tenacia nella preparazione al raggiungimento dello scopo, bensì l’umiltà del soggetto e la sua disposizione a modificare, se necessario, i propri punti di vista e le proprie modalità di agire. In altri termini, l’attidudine allo sfidare sé stessi, ossia al mettere in crisi certezze consolidate e preconcetti divenuti credenze strutturate e, in virtù di ciò, essere pronti a fallire ripetutamente per poter giungere poi al risultato di eccellenza.

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Imparare a sbagliare - Giorgio Nardone

Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 277 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto