Il volto delle emozioni

Guidati in particolare dalle ricerche di Paul Ekman, esploriamo le espressioni delle emozioni sul viso: un ambito dalle molteplici applicazioni.

il volto delle emozioni.jpg

Un famoso detto popolare afferma: «Gli occhi sono lo specchio dell’anima». Un altro: «Uno sguardo vale più di mille parole». Che il viso sia la parte più espressiva del nostro corpo è cosa nota, questo spiega perché da tempo immemorabile si sia cercato di cogliere il segreto che si cela dietro lo sguardo, quell’insieme di emozioni che le espressioni del nostro volto trasmettono, così importanti per le nostre relazioni sociali, eppure non sempre facilmente decodificabili.

LA STORIA

Gli studi mirati a cercare di comprendere il significato dei segnali che il nostro corpo è in grado di manifestare sono molto antichi; al riguardo è interessante notare che anche una disciplina pseudoscientifica come la fisiognomica, di cui troviamo contributi a partire dall’antica Grecia, ha indirizzato la sua attenzione in particolare alle espressioni del viso.

Sempre in tema, famosi gli studi dell’antropologo e criminologo italiano Cesare Lombroso, orientati a stabilire correlazioni tra l’aspetto fisico di una persona e le sue qualità psicologiche e morali, studi significativi proprio perché emanazione di una visione totalmente superata dal pensiero scientifico moderno.

Per trovare l’origine degli studi scientifici in questo campo, che ci porteranno a parlare dello strumento a cui è dedicato il presente articolo, dobbiamo risalire a Charles Darwin e in particolare alla sua opera L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, pubblicata nel 1872. Darwin fu il primo a teorizzare che la manifestazione comportamentale di alcune emozioni non è condizionata dalla cultura e dalle tradizioni locali apprese.

Contrapponendosi alle teorie predominanti della sua epoca, con questo lavoro mise in luce come le espressioni delle emozioni negli animali e nell’uomo siano innate, e quindi un prodotto dell’evoluzione. Estendendo la teoria dell’evoluzione ai substrati biologici della cognizione, Darwin gettò le basi non solo della moderna etologia, ma di tutti gli studi sul comportamento e delle future neuroscienze cognitive.

All’inizio degli anni Sessanta del Novecento, Silvan Tomkins, uno psicologo che lavorava presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Princeton, studiò le emozioni da un punto di vista biologico, definendo «affect» la porzione biologica dell’emozione: «Un meccanismo pre-programmato e trasmesso geneticamente».

Riallacciandosi agli studi di Darwin, teorizzò che ad ogni affect corrispondeva un preciso stimolo, il quale si manifestava attraverso una precisa espressione del volto, prima di una possibile elaborazione cognitiva da parte del soggetto.

Premium

Vuoi leggere la versione completa dell’articolo?

Accedi al sito se hai già un abbonamento alla rivista oppure personalizza il tuo piano e abbonati subito.

Accedi

Questo articolo è di Diego Ingrassia ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto