Il tapis roulant edonico

Proviamo a pensare cosa sarebbe la nostra vita senza una buona salute, il lavoro o le persone a noi più care: lì capiremo bene la differenza tra ciò che costituisce la nostra felicità e ciò che ci procura un effimero piacere. 

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Ci hai mai fatto caso? Ogni volta che acquistiamo un nuovo gadget, viviamo una nuova esperienza o raggiungiamo un obiettivo per noi importante, dopo un effimero momento di euforia torniamo rapidamente a uno stato di annoiata indifferenza. Questa peculiarità umana ha un nome scientifico: adattamento edonistico (o tapis roulant edonico).

Come avrai già intuito da solo, un nuovo obiettivo ancor più ambizioso, un rush di adrenalina più intenso o un gadget ancora più costoso non sono mai la soluzione a questo male dell’anima. Il rischio è quello di ritrovarci come criceti a correre senza sosta all’interno di una ruota che rimane fissa sui suoi supporti o, appunto, su un tapis roulant. Insomma, la ricerca ossessiva di nuovi piaceri da appagare non è necessariamente la risposta per chi in realtà sta cercando una felicità più duratura. Esiste infatti una fondamentale differenza tra piacere e felicità.

LA DIFFERENZA PIACERE/FELICITÀ

Non fraintendermi. Credo fermamente che il piacere debba essere parte integrante delle nostre giornate. Siamo “progettati” per ricercare il piacere ed evitare il dolore: è scritto nel nostro DNA. Ma il piacere crea assuefazione: abbiamo bisogno di comprare di più, di bere di più, di mangiare di più, di spingere sempre più in alto l’asticella della trasgressione. Ciò che ci dava piacere ieri, oggi ci annoia. Ciò che ieri ci entusiasmava, oggi ci lascia indifferenti.

Il piacere è una fiamma che ci divora. Ogni volta che la fiamma si spegne, il freddo ci assale e siamo disposti a bruciare qualsiasi cosa, anche i nostri buoni propositi, pur di riprovare quella sensazione di calore. Il piacere è facile e sotto il nostro controllo. Può essere comprato e non dev’essere conquistato. Il piacere è immediato e non dev’essere costruito. (...continua sulla rivista)

Questo testo è tratto dall'articolo di Andrea Giuliodori
presente nel numero 260 della rivista.
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