Il primo "no": un importante segno di sviluppo

Oggi si è portati ad assecondare un po’ tutte le richieste dei figli anche più piccoli, eppure il bambino ha molto da imparare dal ricevere un diniego, purché motivato e non rabbioso. Ben giocato, infatti, il no è per lui un invito alla comunicazione.

il primo no rid.jpg

Negli ultimi anni, nelle famiglie, l’attenzione alle emozioni dei bambini e la condivisione dei loro vissuti e punti di vista sono cresciute. Si tratta di un cambiamento per moltissimi aspetti positivo, poiché rende gli adulti più sensibili alle necessità dei bambini, cui non solo si presta maggiore attenzione ma che ci si sforza anche di comprendere.

Questo interesse ha però come frequente conseguenza il desiderio di evitare il più possibile ai figli le emozioni di tipo negativo. Allo scopo di non far vivere situazioni di disagio, molti adulti scelgono di non porre dei limiti – in concreto, a non dire dei no – proprio per evitare le reazioni negative dei figli: rabbia ma anche tristezza, espresse nei più piccoli attraverso il pianto e altre manifestazioni fisiche.

Sono reazioni diffuse perché i bambini sono caratterizzati da egocentrismo e vorrebbero vedere soddisfatti nell’immediato tutti i loro desideri.

Per evitarle, alcuni genitori scelgono di assecondare e accettare ogni richiesta infantile. Ciò avviene, purtroppo, anche quando l’arrendevolezza può mettere in grave pericolo l’incolumità fisica dei figli; ne è un esempio drammatico l’elevato numero di incidenti d’auto che, nel nostro Paese, coinvolgono i bambini con conseguenze sovente mortali, a causa del mancato uso dei seggiolini e delle cinture. 

Questo atteggiamento di condiscendenza è più marcato nei confronti dei bambini piccoli, che sono ritenuti troppo immaturi e per i quali si pensa che le proibizioni non possano svolgere alcuna funzione positiva.

Si tende così a rimandare i divieti e i no all’adolescenza, o almeno alla frequenza della scuola primaria. Si spera di trovare nella scuola un aiuto, oppure, nei casi peggiori, si delega alla scuola il compito di dare le regole e di porre dei divieti.

Molti dei conflitti che nascono tra scuola e famiglia hanno la loro origine proprio su questo terreno.

Freemium

Vuoi proseguire la lettura?

Accedi per leggere l’articolo completo. Altrimenti crea un account sul nostro sito e scopri tutti i vantaggi riservati agli utenti registrati.

Accedi

Questo articolo è di Silvia Bonino ed è presente nel numero 266 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto