Il potere della musica

“Ciò che è selvaggio, disordinato e litigioso, la cetra di Apollo lo placa e addolcisce”, si dice nell’Alceste di Euripide. Quel suono prodigioso può ispirare i canti della natura e perfino smuovere le pietre.

Ma Apollo è un dio e i poteri divini non ci spiegano quelli della musica umana, che a quanto pare i nostri progenitori hanno inventato ben prima del Pantheon greco. A quando risale la comparsa dell’Homo musicus? È difficile dirlo. Sappiamo soltanto che i più antichi strumenti musicali conosciuti, flauti scavati nell’osso o nell’avorio, risalgono a 35 000-40 000 anni fa, cioè più o meno all’epoca delle più antiche sculture e pitture rupestri finora scoperte. (...)

Il potere della musica

Qualunque sia il modo - indubbiamente progressivo - della sua comparsa e dello sviluppo fino alle sue forme più raffinate, la musica chiaramente si è affermata come una forma universale di espressione, in tutte le sue molteplici varianti sulla superficie del globo. L’invenzione di mezzi di riproduzione del suono nel XIX secolo ha permesso infine all’Homo Sapiens di goderne in qualunque luogo, senza la necessaria presenza di esecutori in carne e ossa. Ma come ha potuto la musica affermarsi fino a questo punto, dal momento che, eseguita o semplicemente ascoltata, non presenta di per sé alcun vantaggio adattivo evidente per la nostra specie?

UTILE, LA MUSICA?

(Secondo Charles Darwin) non c’è “niente di improbabile nel sostenere che gli antenati dell’uomo, maschi o femmine, o entrambi, prima di acquisire la facoltà di esprimere sentimenti teneri in un linguaggio articolato, abbiano cercato di affascinarsi l’un l’altro mediante note musicali e ritmo”. Affascinante, non è vero? (...) Cosa fa mai la musica al nostro cervello, per essere così pregnante? La neurobiologia permette di risolvere in parte il mistero. Ma solo in parte. (...)

IL PIACERE DELLA MUSICA

Va notato che varie sono le vie d’accesso a questa esperienza, da The End dei Doors con la voce di Jim Morrison, alla voce della Callas nella Traviata di Verdi. A ciascuno i suoi culti, a ciascuno i suoi brividi, brividi che sono generati, insieme a una lieve sudorazione e all’alterazione dei ritmi cardiaco e respiratorio, dal sistema nervoso autonomo.

Ma cosa avviene di preciso nel cervello quando la musica ci dà quel tipo di piacere? Ne sappiamo qualcosa di più da quando alcuni ricercatori della McGill University di Montréal hanno affrontato il problema usando tecniche di visualizzazione cerebrale, precisamente la Tomografia a Emissione di Positroni (PET) e la Risonanza Magnetica (MRI).

In un articolo pubblicato nel 2011 dalla prestigiosa rivista Nature, l’équipe guidata da Robert J. Zatorre ha dimostrato che il piacere della musica, come quello prodotto dalle droghe e dall’orgasmo, si traduce nell’attivazione del “circuito della ricompensa”, il sistema cerebrale che ci induce a rinnovare le esperienze gratificanti. La liberazione di dopamina a livello del nucleo accumbens rappresenta la firma chimica del godimento musicale. Questo neurotrasmettitore viene secreto anche per anticipazione, a livello del nucleo caudato (un altro centro del circuito di ricompensa), quando ci si appresta ad ascoltare un brano che ci piace. “La musica offre alle passioni il mezzo di godere di se stesse”: trova così conferma nella neurochimica l’aforisma contenuto nella Gaia Scienza di Friedrich Nietzche.

Va specificato che il nucleo accumbens e il nucleo caudato non sono assolutamente le sole aree cerebrali coinvolte nell’esperienza delle emozioni musicali: la loro elaborazione impegna in particolare la corteccia prefrontale. Mentre le emozioni in generale sono caratterizzate fra le altre cose dalla loro fugacità, la musica, eseguita o ascoltata, si mostra capace d’imprimere nel cervello tracce molto più durature. (...)

Nella versione integrale dell’articolo troverai anche i seguenti paragrafi:

  • IL CERVELLO RICOMPENSATO

  • PLASTICITA DEL CERVELLO MUSICALE

  • LE MEMORIE DELLA MUSICA

  • TERAPIE MUSICALI

Questo testo è tratto dall'articolo di Jean-François Bouvet
presente nel numero 255 della rivista.
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