Il paradosso del figlio campione e del genitore appagato

Deleterio è l’atteggiamento di quei genitori che cercano nei successi sportivi del figlio il risarcimento dei traguardi che a loro non è riuscito tagliare. Una “soddisfazione delegata” che ai bambini o ragazzi crea solo ansia da prestazione.

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Genitori e tecnici svolgono due funzioni ben diverse, sebbene spesso siano propensi a dimenticarsene. Uno dei più scellerati connubi presenti in natura è infatti il genitore che assume il ruolo di tecnico (quando lo fa nei confronti del proprio figlio, ovviamente). Altrettanto patetico risulta il tecnico che vuol fare il genitore. Ma procediamo con calma.

La funzione importante del genitore non è insegnare la corretta tecnica del gesto sportivo, anche se quella di dire la propria anche in questo ambito rappresenta una tentazione invincibile per la natura umana; e nemmeno si tratta di redigere i programmi di allenamento per i pargoli o focalizzare i loro obiettivi agonistici, sebbene tali nefandezze talora accadano.

Piuttosto il compito del genitore con figlio sportivo dovrebbe essere quello di trasmettere gli atteggiamenti di base verso la pratica sportiva (e la vita in generale); atteggiamenti che, in seguito, condizioneranno positivamente o negativamente il lavoro del tecnico. In mancanza di termini migliori, ho usato il verbo “trasmettere”, benché non si stia parlando di onde radio: l’ho fatto per indicare che, a mio parere, non serve dichiarare questi atteggiamenti ad alta voce, magari dimostrando il contrario attraverso i propri comportamenti. Serve invece testimoniarli quotidianamente con i propri comportamenti. Gli atteggiamenti vengono infatti “assorbiti” in maniera inconsapevole a partire dall’ambiente circostante.

Così, se un genitore non permette al bambino di fare da solo (anche quando sbaglia) e si sostituisce a lui in tutto e per tutto, favorirà in lui la dipendenza a scapito del senso di autonomia; se è molto ansioso e lo iperprotegge nei confronti delle attività motorie che continuamente il bambino si inventa, gli trasmetterà sfiducia nelle proprie capacità. (...)

Questo articolo è di Pietro Trabucchi ed è presente nel numero 266 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto