Pietro Trabucchi

Il nostro destino è diventare sempre più deboli e stupidi?

Rispetto ai suoi antenati pure recenti, l'uomo di oggi risulta molto meno abile a livello motorio, più fiacco sul piano psicologico e meno intelligente. Anche perché viene tirato su con l'obiettivo di farne un mansueto consumatore. 

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È con un certo orgoglio di specie che contempliamo i progressi dei primati sportivi mondiali. Una progressione inarrestabile e vertiginosa che riempie di auto- compiacimento ogni Homo Sapiens nei paraggi. Se però osservassimo con uno spirito meno compiaciuto, noteremmo che al progresso del vertice non corrispondono uguali miglioramenti nella massa. Eh sì, devo darvi una pessima notizia: mentre uno sparuto drappello di specialisti posizionato all’estremo vertice dell’iceberg spinge sempre più avanti la bandiera dei limiti umani, l’enorme massa sottostante retrocede, perdendo capacità e forze. «Tradimento!» urlerà più di un lettore.

Forse vi illudevate che bastasse identificarsi con il vertice della specie per brillare di gloria riflessa. Ma non funziona. I progressi della sommità non si estendono automaticamente anche ai piani inferiori. Tuttavia, non pretendo che mi crediate sulla parola; quindi andiamo a cercare i fatti. Prendiamo un evento sportivo che riunisca nel medesimo agone vertice supremo e massa diffusa: la maratona. Ed esaminiamo alcuni dati. Cominciamo con l’osservare trent’anni di storia della maratona più famosa al mondo: chi negli anni Ottanta tagliava il traguardo a New York con il tempo del centesimo classificato, oggi si classificherebbe trentesimo. E nel frattempo i partecipanti non sono diminuiti, ma, al contrario, quasi decuplicati. Questo ci dicono i fatti: anche se il numero dei corridori è aumentato, la massa è diventata più scadente. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo articolo è di ed è presente nel numero 261 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui