Il marketing e il cervello sporco

Le pubblicità dei programmi televisivi e della carta stampata non funzionano facendo il "lavaggio" al nostro cervello, ma, al contrario, lasciandolo sguazzare nei suoi stereotipi.

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Uno stereotipo classico della pubblicità è il concetto di “lavaggio del cervello”, talvolta collegato ai metodi di «persuasione occulta» argomentati da Vance Packard a partire dal 1957. È vero che queste teorie sono decisamente vintage, e anche contrastate proprio dall’establishment ufficiale (famosa la dichiarazione dell’American Psychological Association, alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, secondo la quale il cosiddetto lavaggio del cervello non ha basi scientifiche, cosa poi ribadita dai tribunali statunitensi), ma nella mente delle persone – e anche di alcuni addetti ai lavori – restano ben collegate ai concetti di marketing e pubblicità.

Nel presente articolo voglio dare la mia visione di professionista del marketing e suggerire come nei fatti il processo di corretto funzionamento di quest’ultimo vada nella direzione opposta a tali luoghi comuni. Cioè, il marketing non funziona quando “lava il cervello” o appunto “persuade in modo occulto”; al contrario, il cervello deve lasciarlo “sporco” e deve persuadere in modo visibile.

Mi concentrerò quindi sul concetto di lavaggio del cervello, considerando la persuasione occulta più come uno strumento che come un obiettivo. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Marco De Veglia
presente nel numero 259 della rivista.
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