Il dialogo terapeutico

Rendere il primo colloquio clinico effettivamente terapeutico

Con il dialogo strategico lo psicoterapeuta crea un contesto relazionale in cui il paziente, guidato da domande mirate, sente di essere lui stesso a definire l'esito dell'interazione comunicativa. 

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Come già indicava Pitagora, un buon inizio è già metà dell’opera. Questo deve far riflettere sul fatto che il primo incontro con un paziente non può essere considerato soltanto diagnostico, quando il contesto è di tipo psicologico. Se la processualità terapeutica in ambito medico tradizionalmente indica prima la fase diagnostica e poi quella del trattamento, ciò non vale per un colloquio psicologico, poiché, mentre se devo praticare un intervento chirurgico è evidente che prima dovrò diagnosticare il problema che lo richiede, qualora debba intervenire su un disturbo psichico e comportamentale inesorabilmente ciò che io dico o faccio per conoscere la tipologia di disturbo è già un intervento: difatti, in maniera consapevole o meno, influenza già le percezioni della persona che ci sta di fronte.

In psicologia e in particolare in psicoterapia ogni forma di interazione risulta essere un influenzamento reciproco tra persone: così come non si può non comunicare (Watzlawick et al., 1967), aggiungeremo che non si può non influenzare o essere influenzati mentre comunichiamo. Questo fa sì che un colloquio clinico psicologico abbia caratteristiche differenti da quello medico o chirurgico, e che in tale contesto la diagnosi non possa essere disgiunta dal trattamento, nemmeno quando, come in procedimenti di tipo testologico, si suppone un’oggettività dell’osservazione. Senza considerare che pure riempire un questionario di personalità corrisponde a far sì che la persona si confronti con se stessa e quindi inneschi comunque un procedimento di revisione del proprio sentire e del proprio agire, oltre che del proprio pensare.

DOMANDE STRATEGICHE

È bene, allora, considerare il costrutto lewiniano di ricerca-azione e trasferirlo dalla pura psicologia sociale alle tecniche del colloquio clinico, ove, in virtù degli effetti suggestivi e delle aspettative, l’influenzamento interpersonale si attiva ancora di più. Con le parole di Kurt Lewin, «Se vuoi conoscere come funziona un sistema, cerca di cambiare il suo funzionamento».

Da questa prospettiva, ogni domanda di indagine è comunque un piccolo cambiamento che io introduco nel sistema umano che deve rispondermi, giacché lo induco a riflessioni e a inevitabili emozioni; ovvero, mentre indago – consapevole o no di farlo –, sto introducendo un cambiamento che attiva una serie di reazioni le quali, se ben guidate, mi faranno non solo conoscere il funzionamento di quella persona, ma anche orientarlo verso una modifica delle sue visioni e pertanto del suo futuro sentire e agire. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Giorgio Nardone, Vittorio Porpiglia
presente nel numero 265 della rivista.
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