Il coraggio è farsi amica la paura

Anche la paura può essere “educata”, di modo che l’organismo metta a frutto la sua attivazione in quelle componenti che, anziché bloccarci, ci consentono di attuare prestazioni migliori.

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La paura è la percezione più atavica e quella che scatena le emozioni più potenti e le reazioni più irrefrenabili se non gestita; viene prima e dopo ogni altra nostra sensazione poiché è in grado di dominarle tutte.

Ciò non deve stupirci, giacché questa è la sua funzione psicofisiologica che dev’essere ritenuta fondamentale e costitutiva per la nostra esistenza, invece che un pericolo o un danno da cui emanciparsi, come spesso fanno non solo l’uomo comune ma anche numerosi studiosi e pensatori.

Lo stimolo della paura ci permette reazioni alla velocità di millesimi di secondi, una cosa che nessun’altra nostra dotazione sensoriale ed emotiva può attivare, e già solo per questo va considerato la risorsa essenziale per la realizzazione di prestazioni rapide quanto adeguate. 

A questo scopo la paura va accettata, piuttosto che rifiutata, e soprattutto va allenata per essere trasformata da limite che ci blocca a risorsa che ci sospinge.

Un’altra considerazione che configura questa assunzione è il fatto che il coraggio in natura non esiste, infatti ciò che definiamo tale nel comportamento umano e animale è l’effetto della paura affrontata.

Come già dichiaravano gli antichi sumeri, «Guardare in faccia la paura la trasforma in coraggio», mentre evitarla la rende timor panico. Questo si può dimostrare empiricamente attraverso lo studio sperimentale di come vengono a costituirsi sia la paura patologica sia l’agire impavido.

Nel primo caso, è il difendersi dalla paura vissuta esclusivamente come minaccia a ingigantirla fino all’estremo del panico, nel secondo è il fronteggiarla e utilizzarla per rendere la prestazione più attenta e rapida a permetterle di divenire virtuoso coraggio e performance elevata.

Il meccanismo psicofisiologico nella “paura educata” fa sì che l’organismo faccia tesoro della sua attivazione a quell’estremo che ne esalta tutte le qualità prestazionali, tanto quelle fisiche quanto quelle mentali, trasformando anche il brivido di paura in piacevole sensazione di successo. (...)

Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 266 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto