Il collocamento a pari-tempo nelle separazioni

Vediamo le reali conseguenze sul minore del suo collocamento al 50%, cioè della divisione equa delle sue frequentazioni con ciascuno dei genitori separati.

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Con collocamento “pari-tempo” si intende la suddivisione esattamente al 50% dei tempi di frequentazione con l’uno e con l’altro genitore per i figli dei genitori che si separano.

Con la legge sull’affido condiviso del 2006 diventa centrale il “principio della bi-genitorialità”. La legge prevede, infatti, che entrambi i genitori debbano continuare ad esercitare congiuntamente, anche se separati, la loro responsabilità di genitori non solo sulle decisioni straordinarie (scuola, salute ecc.), ma anche su quelle ordinarie (sport, principali permessi ecc.).

Il tema del tempo che i genitori trascorrono con i figli dopo la separazione viene spesso identificato come un elemento centrale per poter effettivamente esercitare in modo congiunto la responsabilità genitoriale e per definire la qualità della relazione con i figli.

Una volta che la legge ha tolto il contenzioso sul tipo di affidamento, facendo diventare condiviso, per tutti, l’affidamento, la conflittualità tra i genitori sembra essersi riversata sul collocamento e sulla quantità di tempo da trascorrere con i figli, sia nella quotidianità che nelle vacanze e nelle festività. Per poter comprendere la valenza di tale conflittualità, non è da trascurare che, associata al collocamento, vi è una questione legata all’assegnazione della casa coniugale e al contributo per il mantenimento. 

Nel corso degli anni, giudici e consulenti tecnici hanno sempre più esteso i tempi e le frequentazioni con il genitore con cui i figli non vivono prevalentemente, al fine di garantire intensità e continuità della relazione, visto anche il parere unanime tra letteratura ed esperienza clinica sul beneficio dei bambini che hanno un regolare contatto con entrambi i genitori anche dopo la separazione. 

Si pone una questione che è stata affrontata anche in altri Paesi e che ha risvolti giuridici, economici ma soprattutto psicologici: a questo punto, perché non dividere a metà il tempo tra i genitori? Ma se lo si fa, come si alternano i giorni? Ogni giorno? Od ogni 2-3 giorni? Ogni settimana? 

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Questo articolo è di Alessandra Viano, Daniela Pajardi, Viviana La Spada ed è presente nel numero 269 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto