I feticismi oltre i luoghi comuni

Riconoscere le complesse implicazioni del fenomeno del feticismo è fondamentale per poterlo gestire.

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Se apriamo un manuale di psicologia o sessuologia, il tema del feticismo – o meglio: dei feticismi – è usualmente tratteggiato con una schematizzazione piuttosto semplice, centrata sulla classica definizione di “spostamento dell’interesse sessuale dalla persona a una sua sola parte, caratteristica o sostituto”. Benché non errata, questa visione risulta tuttavia incompleta e limitante se si voglia analizzare meglio il fenomeno o anche soltanto una sua manifestazione specifica.

La premessa indispensabile per trattare l’argomento è riconoscere che un feticismo nasce sempre dalla “fotografia mentale” di un momento di forte piacere, che viene associato all’idea di godimento in tutte le sue componenti sensoriali. Queste, normalmente, sono legate al rapporto sessuale, ma nei casi di individui dalla sessualità solitaria – per età, scelta, disagio sociale, contesto ecc. – possono comprendere stimoli anomali, anche privi di connotazione sessuale.

Un esempio limite riguarda un “inspiegabile” feticismo per un tipo assai specifico di tessuto bianco, che solo dopo molto lavoro si è riusciti a far risalire a quello delle uniformi delle infermiere che avevano curato il soggetto durante una malattia nella prima infanzia; trattandosi dei rari attimi di benessere e affetto sperimentati in quel periodo, erano stati disperatamente e inconsapevolmente erotizzati nonostante la giovanissima età.

Identificato lo stimolo che innesca il piacere, comincia poi una seconda fase di ricerca attiva della sua ripetizione, che non fa altro che cementare e rafforzare il feticismo. Tale eziologia fa sì che i possibili feticismi siano sostanzialmente infiniti, ma anche che alcuni ricorrano più di altri. Fra questi spiccano la passione per parti del corpo e sue caratteristiche (per esempio, obesità, etnia ecc.); per l’abbigliamento, specie se simbolico di nette dinamiche di potere (medico e paziente, ufficiale e recluta, ricco e povero); per oggetti similmente simbolici (sigari, pistole e manette, ma anche automobili veloci o potenti mezzi da cantiere…). Proprio la frequenza di questi feticci ha dato luogo a generi pornografici che li esaltano, e che a loro volta possono facilmente instaurare nuovi feticismi in chi non li avesse prima di esserne stimolato.

Di pari importanza quantitativa, ma spesso ignorata, è inoltre la famiglia dei feticismi antisociali, accomunati dal gusto di trasgredire le regole sociali, affermando così libertà e individualità altrimenti represse. Anche in tal caso, alcuni di essi si fondano sullo squilibrio di potere alla base dell’eros di dominazione/sottomissione, come il cosiddetto CFNM (dall’acronimo inglese che sta per l’italiano “Femmine vestite e Maschio Nudo”), ma più in generale il meccanismo consiste nello sbeffeggiare comportamenti percepiti come moralismi oppressivi. Nascono così feticismi quali il messy and wet, basato sull’inzaccherarsi e sporcare contesti impeccabili usando cibi, fango o vernici; l’ossessione erotica per il fumo, i suoi accessori e prodotti, in contrasto alla loro natura di “vizio”, fastidio o causa di malattie; quella analoga per le escrezioni del corpo; per i peli in una società ossessionata dalla depilazione, e così via.

Anche questi feticismi sono parte di un circolo vizioso con le loro rappresentazioni pornografiche, al punto che è dimostrato come alcuni oggi molto diffusi siano stati “inventati dal nulla” per cercare di aprire nuove nicchie per il mercato in declino del porno. Alcuni esempi sono il bukkake (eiaculazioni multiple su attrici, in un’èra di eguaglianza di genere e timori per le infezioni virali) o il pedal pumping (fissazione sul gesto di un piede che agisce inutilmente sull’acceleratore di veicoli impantanati nel fango), che come altri feticci dovrebbero essere noti ai terapeuti e tracciabili alle loro origini commerciali. Se il disagio causato da un feticismo mal elaborato è infatti sgradevole, lo diventa ancora di più se si è inconsapevoli di essere vittime di una banale campagna di marketing. Ferma restando la validità del principio per cui una preferenza sessuale è patologica solo nel momento in cui crei disagi al soggetto e a chi gli è vicino, vi sono comunque casi di sfruttamento criminale dei feticismi indotti, particolarmente infidi e sempre da arginare.

L’esempio più significativo e facile da incontrare è la cosiddetta dominazione finanziaria, o findom, che fa leva sull’esaltazione capitalistica del denaro, sul senso di colpa per guadagni percepiti come immeritati e sulla narrativa distorta del sesso quale bene di scambio nei rapporti fra i generi. Nella sua forma più semplice, la dominazione finanziaria si esprime con la richiesta di denaro come “tributo” alla propria femminilità (i casi al maschile sono rarissimi), in una forma di prostituzione che prevede come unica soddisfazione del cliente la consapevolezza di aver dato indirettamente benessere alla donna. Le interazioni possono essere anche solo virtuali, e sovente con finte dominatrici interpretate da uomini che si nascondono dietro a fotografie di modelle e software per modificare la voce in chat.

L’aspetto più deleterio si manifesta però a un ulteriore livello, in cui viene erotizzata la rovina economica della vittima consenziente, che a volte è perfino indotta a “scegliere volontariamente” di farsi ricattare, fornendo immagini e dati imbarazzanti che saranno resi pubblici online se non verranno eseguiti pagamenti costanti, imponenti e anche al di sopra delle possibilità del soggetto. La presenza in tutto ciò di una pur contorta soddisfazione erotica non rende la pratica meno manipolatoria, sconfinando nel reato di circonvenzione d’incapace.

Ciò che rende la findom particolarmente insidiosa è la sua razionalizzazione da parte tanto delle vittime quanto dei beneficiari, che hanno costruito una vera e propria sottocultura online a giustificazione dei loro comportamenti. Una rete in lenta ma costante espansione di siti, forum, video e articoli presenta la dominazione finanziaria in termini di “moda” o “tendenza”, di “gioco innocuo” o di “contrappasso delle disuguaglianze”, sottolineando di volta in volta gli aspetti pseudoerotici, filosofici e via ingannando.

Le vittime potenziali vengono così attratte in una realtà distorta che presenta l’autodistruzione economica come eccitante, desiderabile e soprattutto molto più diffusa di quanto non sia, grazie a innumerevoli testimonianze o resoconti immaginari ma presentati come concreti. La distanza abissale fra questa truffa e le più innocenti preferenze per stimoli insoliti ma innocui dimostra i pericoli di adottare schemi eccessivamente semplificati nel trattare il “feticismo”, così come altre forme di sessualità non normativa. L’invito è pertanto quello, ricorrente, di mantenere la mente aperta e una sana curiosità per l’insolito – per noi stessi e per i nostri pazienti.

 

Ayzad è il più attivo divulgatore italiano nel campo delle sessualità alternative. Autore di diversi testi di riferimento sul tema, è personal coach e nel 2017 è stato nominato fra i 5 sex blogger più influenti al mondo, per il suo sito www.ayzad.com.

Riferimenti bibliografici
Ayzad (2015), XXX – Il dizionario del sesso insolito, Castelvecchi, Milano, ed. ipertestuale aggiornata.Ogas O., Gaddam S. (2012), A billion wicked thoughts: What the Internet tells us about sexual relationships, Plume, New York.

Questo articolo è di Ayzad - ed è presente nel numero 273 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto