Gli psicologi del futuro: il ruolo crescente delle nuove tecnologie

Vediamo insieme gli scenari che si profilano sull’evoluzione della figura dello psicologo in una realtà sempre più sospesa tra virtuale e materiale.

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Da quasi trent’anni la psicologia in Italia è una professione protetta, ossia riservata agli iscritti a un albo professionale. E nel primo articolo della Legge 56/89, che ha riconosciuto l’esclusività della professione psicologica, ne troviamo chiaramente definiti i confini: «La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito». 

Eppure, nonostante la chiarezza di questa definizione, essere psicologi oggi è molto diverso da quello che era trent’anni fa, e sarà ancora diverso per gli studenti che iniziano ora il loro percorso di formazione. Che cosa è cambiato e cambierà ancora? ll ruolo crescente della tecnologia nella nostra vita quotidiana. Secondo gli ultimi dati di comScore, oltre 39 milioni sono utenti di Internet.

E ciascuno di loro utilizza Internet su PC per una media di 6 ore al giorno, mentre in media altre 2 ore sono passate usando Internet dal proprio cellulare. Ovviamente un uso così massiccio delle tecnologie digitali sta portando a cambiamenti significativi nel modo di comunicare, relazionarsi, lavorare, studiare, giocare e fare acquisti. 

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Questo articolo è di Giuseppe Riva ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto