Giornalismo e informazione: preferiamo le buone o le cattive notizie?

Abbiamo bisogno di buone o di cattive notizie? Il tema è dibattuto da tempo dalla psicologia, dalla sociologia, dagli esperti di media e le risposte non sono sempre univoche.

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Partiamo dall'assunto che ricerchiamo notizie per farci una idea più specifica del mondo che ci circonda e dove viviamo. Naturalmente ognuno di noi ha una prospettiva parziale della realtà e tutti siamo in qualche modo vittima di errori di giudizio, di bias cognitivi.

In particolare, il bias di conferma che ci porta a dare proriorita alle notizie in linea con le nostre aspettative e il bias della negatività che rende maggiormente attrattive le informazioni non positive. Ma le cose non sono così semplici perché l'impatto dei social network nella nostra vita quotidiana è più forte, spesso, di quel che crediamo. Immersi come siamo in un costante flusso di notizie, sovente false, frequentemente esagerate e quasi sempre negative, un flusso che ci porta quasi a vivere in eco chambers, luoghi virtuali in cui le persone interagiscono soprattutto con quelli che sono già d'accordo con loro, inveendo contro quelli che non lo sono, diventa difficile districarsi.

Alcuni studi sostengono, addirittura, che gran parte dei disturbi di ansia e paura sono dovuti all'informazione. Informazione che, come accennato, ci porta ad essere attratti dalle notizie negative piuttosto che dalle good news. Eppure, proprio mentre stiamo per affogare, arriva forse un'ancora di salvezza. Perchè la voglia di buone notizie esiste.

Il padre della psicologia positiva, Martin Seligman, afferma che non occorre svuotarci di ciò che è negativo, ma riempirci di ciò che è positivo. Molto più concretamente, è ben noto l'esperimento sociale di uno dei più importanti giornali inglese, The Guardian, pioniere del cosiddetto "giornalismo costruttivo", che da oltre 2 anni racconta buone notizie da tutto il mondo, con un grande riscontro tra i lettori. Nel mio piccolo, appena qualche giorno fa sono rimasto piacevolmente stupito dal consenso che ha avuto un post pubblicato sulla mia fanpage Facebook: ho condiviso la storia, bellissima e commovente, di un gruppo di agenti della Polizia Municipale che ha organizzato una campagna di solidarietà dopo la scomparsa di un collega, deceduto a causa di un incidente, sostenendo economicamente la vedova e i suoi 7 figli che rischiavano lo sfratto. Migliaia di mi piace, commenti e condivisioni per questo post, numeri esagerati rispetto ad altre cose che in genere pubblico. Numeri che confermano, in fondo, che c'è davvero luce in fondo al tunnel delle cattive notizie. Una luce che, passatemi il gioco di parole, è davvero una buona notizia.