Generazioni in azienda e apprendimenti reciproci

Per ridurre lo scarto fra generazioni e abilità diverse, ancora presente in molti contesti professionali, ecco una lettura originale degli scambi che si possono promuovere nelle organizzazioni tra giovani e meno giovani.

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Le persone manifestano bisogno di continuità. Al di là delle apparenze. Durante molti focus group condotti sul tema dell’apprendimento con figure di media e alta direzione d’impresa, ho avuto occasione di confrontarmi con racconti di management elaborati dai partecipanti di diverse generazioni: ciò che è emerso è molto istruttivo. Dalle storie narrate, forte è il senso di mancanza e di delusione quando sono carenti figure manageriali riconosciute e significative.

DA MENTORE A KILLER

Alcune figure senior hanno il piacere di assumere il ruolo di mentore verso chi è più giovane, affidano a questo ruolo senso e significato del proprio essere più anziani e, come tali, del proprio essere utili a chi ha quella speciale energia vitale di proiezione verso il futuro e davanti a sé una vita professionale (e non solo) tutta da costruire, fra desideri, incertezze, timori e fantasie.

È in questa prospettiva che sostenere chi è giovane nell’acquisire o potenziare una visione strategica, definire le priorità, affinare la capacità di mediare e prendere posizione, vivere come valore il trasferimento delle esperienze acquisite sono tutti comportamenti che diventano valore aggiunto e apprendimento per il giovane stesso, oltre che per il mentore.

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Questo articolo è di Luciana D'Ambrosio Marri ed è presente nel numero 266 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto