Franco Battiato e La cura

Contrariamente all’interpretazione più diffusa, questa celebre canzone può alludere a un prendersi cura di noi stessi, prima che del partner.

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La cura di Franco Battiato mi è stata spesso citata come canzone rappresentativa della psicologia. Nell’interpretazione più scontata del brano, Battiato canta a una persona amata sublimi versi per attivare e supportare una guarigione o un miglioramento di vita. Questa visione della canzone stimola due meccanismi psicologici; il primo è l’identificazione: puoi identificarti in colui che offre sostegno e miracolose soluzioni ai malanni dell’altro; il secondo è la proiezione: puoi proiettare il tuo desiderio di trovare qualcuno che si rivolga a te con tali parole di evocativa benevolenza. 

Facilmente si può collegare il brano all’amore tra due persone; alcuni vi rintracciano l’amore romantico: il partner forte fornisce gentilezza e appoggio al partner addolorato; altri vi scorgono l’amore genitoriale: un genitore saggio sostiene il percorso di una creatura giovane e in crescita. Seguendo un’interpretazione del genere, dobbiamo accettare una disparità di potere: la voce “cantante” è l’individuo potente, l’esperto, il forte, chi guida; la persona che riceve tale “dono musicale” è fragile, neofita, ammalata.

Se è questa la decodifica cui sottoponiamo La cura e usiamo tale brano per descrivere la psicologia, la scienza della mente diventa un processo nelle mani dell’esperto che sa e dirige verso la retta via il “malato”. Dove sono la responsabilità e la libertà del paziente di scegliere il proprio viaggio? Alcuni approcci psicoterapeutici sottolineano il ruolo direttivo e centrale del terapeuta, altri, come quelli umanistici, lasciano spazio alle decisioni e alla responsabilità della persona: lo psicologo non è l’esperto del cosa, ma del come, non sa dove deve andare il paziente, non ha la risposta; lo psicologo accompagna e sta vicino nel percorso che il paziente stabilisce. Il terapeuta umanistico fa tesoro delle parole di Fritz
Perls: «Sarò con te […] ma non ti posso aiutare. Sarò con te. Tu farai quello che riterrai necessario».

Per questo io propongo una lettura alternativa del brano di Battiato: la canzone non racconta una relazione di due soggetti, ma rappresenta il dialogo interiore di un singolo individuo, il confronto tra parti di sé; tra le scuole di psicologia umanistica, l’analisi transazionale sostiene che la nostra personalità sia composta da 3 parti: Bambino, Adulto, Genitore. Nella canzone, il Genitore e l’Adulto cantano La cura al Bambino; la tua parte supportiva (il Genitore) e quella razionale (l’Adulto) si prendono cura del tuo aspetto bambino, come due bravi genitori che hai già dentro di te. Potremmo chiamare il tandem “Genitore-
Adulto” con l’espressione “saggio interiore” o “parte saggia”.

Alla luce di questa nuova interpretazione, possiamo analizzare il brano come la descrizione di 10 doni che il nostro saggio interiore porta al nostro bambino interno. Vediamoli. 

Razionalità. «Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie/ Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via»: la parte saggia dirige e al contempo conforta la tua parte bambina; senza regole, senza confini, le emozioni travolgono il controllo e vanno verso la psicopatologia; la ragione consola e gestisce i sentimenti verso l’equilibrio. 

Esperienza. «Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo/ Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai»: la tua parte bambina, curiosa, si getta con entusiasmo nel vortice della vita; si scontra con la realtà, con le sue prepotenze, si addolora e si scoraggia. Di nuovo il saggio interiore è lì a dare senso all’esperienza, a spiegare le meccaniche della società. 

Temperanza. «Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore/ Dalle ossessioni delle tue manie»: lontano dalle eccitazioni eccessive e dagli abissi della tristezza verso la stabilizzazione dell’umore. Il saggio interiore ci ricorda il detto latino «In medio stat virtus». 

Senso. «Supererò le correnti gravitazionali/ Lo spazio e la luce per non farti invecchiare»: il saggio interiore coinvolge la parte bambina nella missione del genere umano di superare i propri limiti, di andare oltre le possibilità. L’esistenza e la cura assurgono a un senso più alto, a un obiettivo più ambizioso: vita eterna ed eterna giovinezza della specie.

Amabilità. «E guarirai da tutte le malattie/ Perché sei un essere speciale/ Ed io, avrò cura di te»: cara parte bambina, sei degna d’amore così come sei e per quello che sei, non per quello che fai. 

Permesso di sbagliare. «Vagavo per i campi del Tennessee/ Come vi ero arrivato, chissà/ Non hai fiori bianchi per me?/ Più veloci di aquile i miei sogni/ Attraversano il mare»: anche la parte saggia si è persa in giovinezza. Come un vecchio esploratore che ammette le proprie strade sbagliate per comunicare al giovane viaggiatore la possibilità di fallire, di perdersi, prima di trovare la via. 

Trascendenza. «Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza/ Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza»: il saggio interiore insegna il potere della trascendenza; conduce il bambino lontano dalle sirene della materia e dei facili appetiti, verso la strada del benessere interiore. 

Corpo. «I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi/ La bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi»: la corporeità non viene ignorata: non siamo esseri di puro spirito; siamo anche animali con bisogni fisiologici che ci riportano nel qui ed ora, nella natura. Dunque, da’ spazio e sfogo anche alle attività fisiche. 

Gentilezza. «Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto»: quando il bambino avrà l’impulso di trattarsi male, si ricorderà di parlarsi con dolcezza, il saggio interiore ne conosce il lessico. 

Conoscenza. «Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono»: studia, bambino interiore, studia; non dare retta al senso comune. Segui la scienza. 
Lo psicologo diventa il catalizzatore di questi doni: assiste la persona nel processo di sviluppo di tali poteri. Lo psicologo espande la capacità dell’individuo di essere la prima persona a prendersi cura di sé. 

Romeo Lippi, psicologo e psicoterapeuta, è il fondatore del progetto “Lo Psicologo del Rock” e dell’approccio Songtherapy. Ama Vasco, i cantautori italiani e gli Oasis.

Instagram: Franco Battiato Facebook

Photo credit: Franco Battiato Facebook

Questo articolo è di Romeo Lippi ed è presente nel numero 276 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto