Fantasie positive, risultati reali?

Ecco a voi la strada più diretta verso l’autolesionismo: convincersi che semplicemente fantasticando i risultati arrivino. Benvenuti nel mondo della magia inconsapevole.
Peccato che la scienza la pensi diversamente.

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«Immagina, puoi» recitava alcuni anni fa uno dei claim pubblicitari più inconsistenti che siano mai stati concepiti. Non c’è che dire: il pensiero positivo appesta la storia dell’umanità dalla notte dei tempi. Con l’espressione “pensiero positivo” indico un fenomeno preciso, che non va confuso con l’ottimismo: intendo il convincimento che basti avere fantasie di successo per raggiungere i propri obiettivi.

Molta gente ne è convinta. Basti pensare che il libro di Rhonda Byrne The Secret ha venduto nel mondo oltre dieci milioni di copie. La filosofia propugnata dall’autrice è che il mondo funziona secondo la “legge di attrazione”: cioè, quello che noi desideriamo e pensiamo intensamente è fatalmente destinato ad avverarsi.

Inteso in questo senso, il pensiero positivo è una forma di credenza magica che ben poco ha a che fare con l’essere ottimisti. Dove, con quest’ultimo termine intendiamo la convinzione di poter controllare almeno in parte gli eventi attraverso il nostro agire.

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Questo articolo è di Pietro Trabucchi ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto