Famiglia e adattamento

Mauro Fornaro e Rodolfo de Bernart si confrontano sulle varie forme di famiglia e di genitorialità oggi, alla luce delle trasformazioni dell'identità di genere.

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La nostra rubrica arriva al suo secondo confronto. Il tema scelto per questo appuntamento è quello della famiglia. Che cosa significa essere genitori oggi, in un mondo dove l’identità di genere non è più soltanto una questione esclusivamente individuale, ma anche un argomento quotidiano di discussione, sempre più diffuso sui media?

Abbiamo chiamato a discuterne il professor Mauro Fornaro, ordinario di Psicologia dinamica all’Università di Chieti-Pescara, psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, e il professor Rodolfo de Bernart, psichiatra e psicoterapeuta sistemico-relazionale, fondatore e direttore dell’Istituto di Terapia Familiare di Firenze. A loro abbiamo chiesto: alla luce delle trasformazioni culturali e sociali, quale può essere una nuova definizione del concetto di genitorialità?

Entrambi gli autori riconoscono la dimensione variabile della famiglia odierna. Parole come “metamorfosi”, “modificazione”, “flessibilità” ricorrono nei loro interventi. Se de Bernart individua la mutevolezza come un aspetto imprescindibile della famiglia tout court (al di là delle varie declinazioni che questa può assumere di volta in volta: nucleare, adottiva, omogenitoriale, allargata), Fornaro si concentra sui meccanismi che entrano in gioco nella definizione dei legami affettivi all’interno delle famiglie omogenitoriali, lasciando aperto il problema del possibile iato tra «generazione biologica e genitorialità affettiva». Scrive Fornaro, sottolineando una questione fondamentale nella comprensione delle implicazioni di una genitorialità esercitata da persone dello stesso sesso: «Cade ciò che sembrava un’ovvietà nella costruzione della famiglia: la coincidenza dell’atto generativo con la relazione sessuale tra i coniugi». È questo un aspetto della realtà che ridefinisce in maniera potente il concetto di famiglia al quale la nostra cultura ci ha abituati. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Gerry Grassi
presente nel numero 260 della rivista.
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