Dimenticare ciò che non è utile ricordare

Una forma di stress che ci possiamo evitare è quella di pretendere di ricordare tutto. Basta imparare a dimenticare ciò che non ci serve, lasciando spazio dentro di noi per ciò che è importante serbare.

 

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Dimenticare ciò che non è utile ricordare

L’oblio, inteso quale perdita di coscienza e di controllo e quale lasciarsi andare, nella società moderna è bollato come peccato capitale dalle persone che fanno della “produttività” il loro “must”; così come è considerato una forma di ricercata “estasi new age” dai nostalgici della beat generation e dai cultori di orientaleggianti filosofie del benessere.

Ma questo, in realtà, rappresenta uno stato mentale e fisico tanto necessario quanto utile se si impara a utilizzarlo strategicamente, ovverosia se diviene una strategia impiegata deliberatamente per rigenerare mente e corpo e prepararli a nuove, impegnative sfide.

Nelle tradizioni sia occidentali che orientali la ricerca di «stati alterati di coscienza», come li definisce Alessandro Salvini, in grado di far stare con l’attenzione cosciente della realtà per entrare in uno stato di “trance rigenerativa”, è da sempre oggetto di studio e applicazione, non solo per studiosi esoterici e religiosi, ma anche per pensatori, scienziati, artisti, condottieri e combattenti.

Ciò in virtù del fatto che la capacità di propiziare questo stato psicofisico si è dimostrata indispensabile, non solo come fonte di rapido recupero di energia, ma anche come fonte di ispirazioni, creatività e problem solving. William James affermava: «Il genio altro non è che la capacità di percepire da prospettive non ordinarie». Il saper entrare in uno stato di “oblio strategico” apre la mente a percepire, non più condizionata dalla logica e dalla razionalità, permettendo di esplorare prospettive non contemplate in stato di piena coscienza.

Leonardo da Vinci praticava quotidianamente l’esercizio di stare immobile seduto a occhi chiusi tenendo su di una mano una palla di vetro, fino a entrare in uno stato di trance, antica pratica ove tutte le tensioni erano concentrate sul braccio che sosteneva in equilibrio la palla. In tal modo, egli si rigenerava mentre la sua mente era libera di vagare e creare nuove visioni delle cose.

Alessandro Magno, prima di ogni grande sfida, praticava rituali esoterici di trance, appresi dalla madre Olimpia, cultrice di quelle pratiche. E come non ricordare Archimede, il quale durante un bagno caldo, in stato di totale oblio, trova la soluzione a un problema fino ad allora irrisolto ed entusiasta corre fuori di casa urlando «Eureka!»?

La pratica sistematica di esercizi di deliberato oblio, cioè il calarsi in uno stato di totale abbandono al proprio sentire, evitandone interpretazioni razionali e mollando la presenza cosciente, può essere effettuata in numerosi modi. Con una, semplice da apprendere, autoipnosi, con la meditazione attraverso la recitazione reiterata di un “mantra”, con la preghiera religiosa, oppure con la ripetizione di movimenti su cui si concentra l’attenzione, come nel caso delle arti marziali.

Ma, nei nostri tempi moderni, intasati da maree di informazioni da controllare, c’è un’altra forma di oblio strategico da applicare sistematicamente per ridurre le fonti di stress dell’individuo: il saper dimenticare quello che non serve ricordare.

La nostra mente, infatti, non è in grado di tenere a mente in maniera cosciente più di tanto le informazioni e ha bisogno di elaborarle per passarle nella memoria a lungo termine o cancellarle. Lo stress mentale di forzarla a ricordare costantemente più cose di quanto questa sia in grado di fare rappresenta una delle più importanti fonti di stress dell’uomo impegnato a controllare al massimo ciò che lo circonda e ciò che avviene dentro di lui.

Uno sforzo contro natura che lo consuma sia mentalmente che fisicamente e che lo conduce alle frequentemente osservabili forme di esaurimento psicofisico da stress. Per questo si rende indispensabile apprendere a “dimenticare” per ricordare ciò che verrà naturalmente posto nella memoria a lungo termine ma non utile al momento, o per cancellare le informazioni non essenziali da ricordare.

A questo scopo, un esercizio utile e semplice è quello di dedicare, a fine giornata, una quindicina di minuti a passare in rassegna ciò che è accaduto, classificandolo in base alle sensazioni che ci ha procurato, e non in un ordine d’importanza razionale, per far sì che ciò che più ci ha emozionato emerga e resti nella nostra memoria ancorando a sé anche gli altri eventi davvero significativi della giornata, scartando invece tutto ciò che non è importante ricordare.

Con un po’ di pratica non è difficile imparare l’arte di dimenticare per ricordare solo ciò che è importante mantenere a mente, riducendo lo stress e amplificando le nostre capacità di gestire le nostre cognizioni controproducenti, liberando le nostre utili emozioni.

Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 269 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto