Blue Whale Challenge: il commento della psicologa

di Silvia Bonino

L’adolescenza è un momento di profonda ristrutturazione di sé: del proprio corpo, della propria identità e dei rapporti con gli altri (genitori e coetanei). In questo processo di grande cambiamento, che può conoscere momenti di vero e proprio sconquasso, è del tutto normale che emergano sentimenti negativi, come rabbia e tristezza, fino allo sconforto e alla disperazione. 

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Il fenomeno “Blue whale challange” si inserisce in questa situazione in modo perfido, aggravando le difficoltà dell’adolescente, fino al rischio di suicidio. Esso  sfrutta anzi tutto  la tendenza adolescenziale, tipica dell’età, al conformismo: in concreto, ad accettare in modo acritico ciò che gli altri propongono e a imitare ciò che gli altri coetanei fanno.  E’ una tendenza che la nostra società fortemente favorisce, per evidenti fini consumistici. La rete ha dato un potente rinforzo al conformismo, perché la diffusione di un comportamento diventa rapidamente una moda che coinvolge un gran numero di persone, passando  dal mondo virtuale a quello reale. Per questo l’uso sicuro della rete richiede maggiori capacità di valutazione critica e maggiore autonomia di giudizio.

In secondo luogo, il challange sfrutta il bisogno adolescenziale, anch’esso tipico dell’età, di mettersi alla prova, anche con azioni rischiose; anzi: per i più incerti, fragili e confusi, soprattutto con azioni rischiose. La forte spinta alla sfida di ogni limite e all’esibizione di sé, tipica della nostra cultura, favorisce ulteriormente questa tendenza. In realtà ci sono molti modi per mettersi alla prova senza pericolo per la propria vita; ma alcuni adolescenti non riescono a vederli, e non trovano nessun adulto responsabile  capace di proporli loro e di coinvolgerli. 

Il “Blue whale challange”, favorendo le azioni autolesionistiche, chiude progressivamente l’adolescente in un crescendo di sentimenti negativi. Diventa così sempre più difficile valutare in modo critico ciò che si sta facendo e prenderne le distanze. Per questo è importante l’aiuto esterno di adulti e coetanei, allo scopo di spezzare il giro vizioso in cui l’adolescente che ha intrapreso questo “gioco” si viene a trovare. I consigli che si trovano sul sito della polizia postale sono a questo riguardo utilissimi (http://www.commissariatodips.it/).  

Prima ancora, però, sarebbe necessario prevenire il coinvolgimento in questi giochi, attraverso la promozione del pensiero critico e dell’autonomia di giudizio, e l’offerta di modi non pericolosi per affermare se stessi, mettersi alla prova, dimostrare che si è capaci di qualcosa di “forte”. E’ anche importante insegnare ad affrontare i sentimenti negativi e i momenti di sconforto: con il rilassamento, stili di vita adeguati, modalità di ragionamento positive, ecc. Sottolineando che i sentimenti negativi non sono una vergogna, e che non si può essere perennemente felici e perfetti, come in un perenne spot pubblicitario. 

Per saperne di più: Silvia Bonino, Il fascino del rischio negli adolescenti. Giunti.