Autismo e robotica: quando la terapia cambia volto

La diffusione di strumenti robotici nella cura e nel sostegno di vai disturbi, fra cui l'autismo, non equivale certo all'idea di poter fare a meno del terapeuta e caregiver umano, quanto semmai all'idea di supportarlo. 

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L’espressione “Socially Assistive Robotics” (SAR) definisce un’assistenza prestata in un ambiente sociale interattivo, in cui un robot umanoide dà istruzioni e feedback, svolgendo il ruolo di trainer e monitorando al tempo stesso i progressi del trattamento, in maniera da poterlo modificare, se necessario, in modo “intelligente”. 

La SAR deriva dalla Assistive Robotics, utilizzata principalmente per riabilitare pazienti con disabilità fisiche; e include l’aspetto interattivo tipico della Socially Interactive Robotics. La capacità di attivare e mantenere un’interazione sociale è tipica anche dei giocattoli robotici, in grado di produrre una vasta gamma di espressioni facciali e movimenti gestuali, e capaci di imitare il volto e i movimenti del giocatore.

La SAR include interazioni sociali finalizzate a fornire assistenza riguardo non solo al movimento, come nella robotica interattiva, ma anche alla riabilitazione psicologica e sociale. È già stata impiegata nella riabilitazione post-traumatica, nel recupero di pazienti cardiopatici, nei programmi di allenamento per la perdita di peso e nella rieducazione del paziente dopo ictus o altre patologie neurologiche; più di recente, anche nel campo della salute mentale.

UN ROBOT COME TERAPEUTA?

In questo campo, il robot è spesso usato come “compagno intelligente”, programmato in base alle ricerche sull’efficacia delle terapie con animali domestici. La terapia assistita da robot, rispetto a quella tradizionale “assistita da animali” (o pet therapy), presenta il vantaggio che i robot sono più facili da controllare degli animali, evitano allergie e creano un ambiente prevedibile.

Un esempio è Paro, robot simile a una piccola foca, che in Giappone è stato usato anche per fornire un senso di sicurezza agli anziani traumatizzati dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima. I robot come Paro, che rispondono positivamente ad abbracci e carezze, aiutano a migliorare lo stato d’animo delle persone anziane con deficit cognitivo o ad alto rischio di disturbi depressivi; è stata dimostrata la loro efficacia nel ridurre lo stress e la solitudine anche negli anziani senza patologia. 

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Questo articolo è di Daniela Conti, Santo Di Nuovo ed è presente nel numero 270 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto