Al di là dell’amore e dell’odio

Amore e odio devono essere canalizzati e veicolati nella direzione costruttiva invece che distruttiva: infatti, c’è forza generativa nell’odio quanta ce n’è di distruttiva nell’amore.

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«L’odio è il fantasma del desiderio» scriveva Jacques Lacan nei suoi Seminari, riprendendo un tema caro a Freud e al premio Nobel Konrad Lorenz, ossia la costante ambivalenza nelle relazioni umane di amore e odio, aggressione e protezione, desiderio e rifiuto. Fenomeno, questo, da sempre noto, ma, al tempo stesso, negato. Difatti le lotte fratricide, come l’uccisione del padre da parte del figlio e le guerre tra coniugi, sono spesso alla base di miti quanto di fedi religiose, e dinamiche ricorrenti dei regni; ma al contempo la morale e l’etica, fin dal loro esordio, tendono a rimuovere tutto, proponendo una pacifica e celestiale vita tra gli esseri umani.

È stata proprio la psicologia a far emergere, nei tempi moderni, questo stridente contrasto, che rappresenta una sorta di sublime autoinganno di cui l’umanità vuole convincersi. Ossia, tendere a vedere nel mondo ciò che noi vorremmo che fosse, piuttosto che ciò che è. Questo meccanismo mentale inconsapevole rappresenta una sorta di “arte di mentire a sé stessi” allo scopo di difendersi da ciò che fa soffrire. I ben noti meccanismi di difesa elaborati da Freud ne sono un esempio, ma il fenomeno è stato studiato già dai primi psicologi, come Wundt e Wertheimer, analizzando le distorsioni percettive della visione; e tuttavia è solo negli ultimi decenni che l’autoinganno è stato studiato in maniera rigorosa e considerato parte integrante del funzionamento della mente umana, anziché un limite da cui emanciparsi.

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Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 272 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto