Adozioni e internet: connettersi con le origini

La Rete può aiutare ragazzi adottati a ricercare le proprie origini. Un percorso che soprattutto in adolescenza si gioca fra costruzione di un'identità che guarda al proprio futuro e identificazione delle proprie radici.

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Il percorso adottivo nasce da lontano e si dipana lungo l’intero arco della vita. Il parto adottivo è un evento simbolico, non naturale, dove genitori e figli hanno tempi diversi per venire alla luce. Il progetto genitoriale origina da storie uniche ed è sostenuto da molteplici ragioni affettive; spesso si tratta di vicende delicatissime fatte di attese e tentativi estenuanti di avere un figlio, tanto desiderato ma mai concepito.

Genitori e figli arrivano all’incontro con vissuti di mancanza, impotenza e abbandono profondissimi. La nascita adottiva è costellata di sentimenti ambivalenti, angosce di ruolo, paure di perdita e un dilagante senso di esclusione dalle rispettive vite precedenti. La normativa vigente in Italia, prima della riforma del 2001, considerava l’adozione come un evento di cesura con il passato.

Oggi, invece, il processo adottivo si configura sempre più come l’incontro tra due soggetti differenti, riconoscendo l’assenza naturale del legame d’appartenenza. Rendere familiare ciò che è estraneo risulta quindi alla base del patto adottivo. Fin da subito, nella storia di un ragazzo adottato, ci sono quattro genitori, tutti diversamente importanti, ed è questa consapevolezza condivisa a rendere il tema delle origini non più un segreto scabroso e difficilmente trattabile. La verità sulla storia originaria non è più taciuta: molti genitori cercano, non senza incertezze e fatiche, di individuare nel percorso di crescita del figlio i modi e i tempi più opportuni per affrontare la questione a partire dalle esigenze evolutive e affettive che emergono.

UN'ADOZIONE IN CAMBIAMENTO

In un contesto relazionale e sociale in continua evoluzione, l’adozione non è esente da cambiamenti. Se nella famiglia normativa del passato diventare genitori era una tappa prevista e ineludibile dopo il matrimonio, adesso la genitorialità è una scelta, spesso rinviata, o persino rifiutata, perché in contrasto con altri desideri di realizzazione individuale e professionale.

Per la genitorialità narcisistica, mettere al mondo dei figli è per lo più frutto di una libera decisione nel proprio progetto di vita. Scegliere di avere un figlio, nella famiglia affettiva, è un percorso scandito da scenari fantasticati, dove bambini e genitori vengono rispettivamente idealizzati per le caratteristiche che dovrebbero avere. Il progetto generativo è fatto di sogni, desideri, attese e da un ingente investimento che le mamme e i papà contemporanei fanno sui propri figli e sulle aspettative di ruolo.

Il confronto tra ideale e reale è sempre più una vicenda complicatissima, con cui oggi bisogna fare i conti. L’impatto che questo mutamento può avere sui genitori adottivi, per i quali proiezioni e investimenti hanno una valenza ancor più significativa, è sicuramente moltiplicato nella sua portata. Genitorialità narcisistiche e famiglie affettive vivono nella società iperconnessa, caratterizzata dall’avvento di Internet, che ha cambiato, per sempre, il modo di vivere le relazioni e la quotidianità degli adolescenti, ma anche dei meno giovani.

La diffusione di Internet sta modificando irreversibilmente gli scenari adottivi, ponendo nuove questioni e introducendo nuovi modi di affrontare il complesso percorso di ricerca delle origini. La novità non è tanto il processo di ricerca in sé, quanto la velocità con cui ciò accade, a un’età sempre più precoce, in una modalità bilaterale e imprevedibile. Tramite il web si possono intraprendere tentativi di ricerca dei parenti biologici, ma anche essere inaspettatamente trovati. (...)

Questo articolo è di Carmen Giorgio, Matteo Lancini ed è presente nel numero 265 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto