Adolescenti che incontrano la giustizia

Il reato come occasione di 
responsabilizzazione e crescita

Nell’attuale processo penale minorile sussiste Il principio di minima offensività nei confronti del minore che si sia macchiato di un reato.

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È il 1989 quando nel nostro Paese entrano in vigore le Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni (DPR 22.9.1988, n. 448): questa data rappresenta non solo l’esito di raccomandazioni e convenzioni internazionali e del dibattito maturato a livello scientifico, ma anche e soprattutto una rivoluzione nel modo di considerare la devianza giovanile e gli strumenti da mettere in campo per affrontarla.

Questi sono gli aspetti che caratterizzano il nostro processo penale minorile, soprattutto con la previsione della messa alla prova, il suo istituto più innovativo (art. 28): promuovere risorse e opportunità di cambiamento che non solo non compromettano il sano sviluppo psico-fisico dell’adolescente, ma anzi nepotenzino le competenze, il processo di maturazione e responsabilizzazione. L’intervento giudiziario si pone infatti, quale obiettivo prioritario, quello di ridurre la permanenza della persona minorenne nel sistema giustizia, mantenendo una costante attenzione alla sua personalità per garantire una risposta il più possibile coerente con l’atto deviante, ma soprattutto adeguata alla fase evolutiva della persona imputata e al sistema di risorse e criticità che la caratterizzano. (CONTINUA...)

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Questo articolo è di Patrizia Patrizi, Vera Cuzzocrea ed è presente nel numero 273 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto